Chernobyl 33 anni dopo

Il peggior disastro nucleare di sempre si verificò il 26 aprile 1986. L’area è disabitata, ma in compenso la fauna selvatica e i turisti sono in aumento. Anche grazie (o per colpa) della serie tv.

Esagerando un po’, potremmo dire che Chernobyl è tornata di moda. Non solo l’omonima serie tv trasmessa da Sky è stata applaudita da critica e spettatori, ma sono sempre di più i turisti che ogni anno raggiungono questa località, dove il 26 aprile 1986 si è verificato il più grave incidente nucleare della storia. Tutti hanno sentito parlare di Chernobyl, ma che cosa è davvero successo 33 anni fa in questo angolo di Ucraina? E come ci si vive, adesso? Abbiamo provato a fare chiarezza.

CHERNOBYL: COSA È SUCCESSO

L’incidente si verificò tra il 25 e 26 aprile, all’1:24 di notte, quando nella centrale nucleare Vladimir Il'ič Lenin un errore nei test di sicurezza provocò l’esplosione del reattore numero 4. Una nuvola di materiale radioattivo fuoriuscita dal reattore, che si era scoperchiato, ricadde sull’area immediatamente circostante, contaminandola pesantemente: questo rese necessaria l’evacuazione di oltre 300mila persone, in particolare nella regione di Homel’ in Bielorussia. Spinta dai venti, la nube radioattiva arrivò a minacciare tutta l’Europa, Italia compresa. Nell’incidente persero la vita tre addetti della centrale, mentre nelle settimane successiva, a causa delle radiazioni, morirono 28 soccorritori. Tra bambini nati con malformazioni, leucemie e tumori, quello di Chernobyl è stato però un disastro a lungo termine: a causa di livelli di radioattività 20 volte superiori a quelli causati dal bombardamenti di Hiroshima e Nagasaki, è praticamente impossibile conoscere il numero effettivo delle vittime.

Foto: Lukas Bischoff © 123RF.com

DOVE

Ubicata al confine tra Ucraina e Bielorussia, la centrale di Chernobyl non si trova a Chernobyl, distante circa 15 km e relativamente poco colpita dagli effetti delle radiazioni, che si sono diffusi velocemente verso nord, bensì nella città di Pripyat, che fu fondata il 4 febbraio 1970 per ospitare i lavoratori e i costruttori dell’impianto nucleare. Al momento del disastro, Chernobyl aveva circa 13mila abitanti, mentre oggi vi risiedono più o meno 500 abitanti. Pripyat, che nel 1986 contava quasi 50 mila residenti, è invece completamente disabitata: in questa città fantasma tutto è rimasto come fu lasciato dagli abitanti, a cui fu detto che l’evacuazione sarebbe durata tre settimane. Per gli sfollati fu costruita la città di Slavutyč, circa 50 km di distanza.

ZONA DI ALIENAZIONE

Dopo l’esplosione del reattore numero 4, fu decisa l’evacuazione dei centri abitati nel raggio di 30 km: è la cosiddetta zona di alienazione, che però presenta diversi livelli di radioattività, che sono stati determinati all’epoca dalla direzione del vento. Nell’ex centro abitato di Pripyat i livelli di radiazione non superano i 300 microröntgen, ovvero la dose letale, e in generale la porzione più contaminata è rappresentata dal suo parco giochi (mai inaugurato, l’apertura era prevista per il 1° maggio 1986), distante tre km dalla centrale nucleare: la ruota panoramica può oggi essere considerata il simbolo non ufficiale della città fantasma di Pripyat. Fortemente contaminata è la zona della Foresta Rossa, una pineta di circa 4 km² nelle immediate vicinanze dell’impianto, che fu pesantemente colpita dalla ricaduta delle polveri radioattive: gli alberi cambiarono colore, diventando arancioni, e poi morirono.

ANIMALI

La zona è interdetta all’uomo e, proprio per questo, oggi è diventata un’oasi ecologica e un vero e proprio paradiso per la fauna selvatica tipica della Polesia: cinghiali, lupi, volpi, caprioli, alci, cervi e castori, che possono circolare liberamente e persino occupare abitazioni abbandonate, si sono moltiplicati in questa zona, dove sono stati persino avvistati orsi e, nel corso degli anni, sono stati liberati bisonti europei e cavalli di Przewalski.

Foto: Serhii Kamshylin © 123RF.com

SARCOFAGO

Nel 1986 il reattore 4 fu rinchiuso in un sarcofago di acciaio e cemento armato, che aveva lo scopo di isolare il nocciolo, ovvero la parte del reattore nucleare a fissione contenente le componenti del combustibile e nella quale avvengono le reazioni, in attesa che la radioattività potesse scendere al di sotto dei limiti di sicurezza. A distanza di 30 anni, nel 2016 il sarcofago ormai danneggiato è stato sostituito da una seconda copertura, costata un miliardo e mezzo di euro: secondo i progettisti, dovrebbe durare un secolo. Aperta nel 1977 e composta da quattro reattori da 1000 MW ognuno, che producevano un decimo di tutta l’energia elettrica ucraina ( e anche plutonio), la centrale di Chernobyl non ha cessato l’attività nel 1986, ma è stata mantenuta in funzione a regime parziale fino al 2000, quando è stato spento l’ultimo reattore: quello ‘protagonista’ del disastro era stato inaugurato nel 1983.

TURISMO

Dopo la serie tv dedicata, si è verificato un boom di influencer che hanno visitato Chernobyl, o meglio Pripyat, per farsi selfie da postare su Instagram. In realtà, il luogo del disastro nucleare più grande della storia è già da tempo una meta turistica, per quanto di nicchia: se prima i più coraggiosi (o incoscienti) visitavano la città fantasma di Pripyat di nascosto, dato che le visite non erano autorizzate, ormai ogni anno sono circa 6 mila i turisti che lo raggiungono alla luce del sole, soprattutto con gite organizzate di un giorno da Kiev. Questo è possibile perché, se non si rimane a lungo nei dintorni della centrale e si evita di uscire dalla zona indicata, il rischio radioattivo non è elevato.

CINEMA

Dal piccolo schermo della serie tv ai film visti al cinema. Chernobyl è stata protagonista di diverse pellicole. Nella centrale, già citata (a proposito di radiazioni) in Godzilla del 1998, sono ambientate alcune sequenze di Transformers 3, mentre Chernobyl Diaries - La mutazione si svolge nell'area contaminata di Pripyat, teatro della resa dei conti in Die Hard - Un buon giorno per morire, quinto capitolo della saga che vede Bruce Willis nei panni del poliziotto John McClane Chernobyl Heart, che racconta gli effetti postumi alla catastrofe del 1986 sui i bambini che vivono in Ucraina e Bielorussia, ha vinto il premio di miglior cortometraggio documentario agli Oscar del 2004 e, sempre a proposito di documentari, vale la pena segnalare The Zone, realizzato nel 2018 dal regista Alessandro Tesei e dal fotoreporter Pierpaolo Mittica, che per una settimana hanno seguito la vita dei cosiddetti ‘stalker’, cioè i giovani ucraini che decidono di occupare abusivamente gli appartamenti abbandonati della zona evacuata. A Pripyat è stato girato anche un videoclip molto famoso: quello di Marooned, singolo del 1994 estratto dall’ultimo disco di inediti dei Pink Floyd, The Division Bell.

Foto apertura: Andriy Bezuglov © 123RF.com

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