Jazz secondo Fabrizio Bosso

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Per molti è solo un insieme di suoni senza senso, per altri è una delle più alte forme d'arte musicale: ecco come lo definisce uno dei trombettisti più bravi al mondo.

Secondo il cantante Mel Torme «il jazz e l’amore sono le cose più difficili da descrivere razionalmente». Noi ci abbiamo provato lo stesso, interrogando sul tema Fabrizio Bosso, uno dei trombettisti più talentuosi del panorama musicale internazionale. Cosa serve per iniziare ad ascoltare il jazz? Come capire se stiamo assistendo a un buon concerto? Ma soprattutto, cos'è il jazz?

Per il nostro Vocabolario delle Celebrità abbiamo chiesto di creare una definizione di jazz a Fabrizio Bosso.

La tua definizione di jazz
Una forma d'arte molto libera, però con anche delle regole da rispettare per poterne usufruire nella maniera giusta.

Quando pensi al jazz qual è la parola o l'aggettivo che associ?
Estro. Non basta saper suonare bene uno strumento o conoscere bene la musica. Ci vuole un minimo di follia dentro, perché quando si improvvisa sei sempre senza rete. È come un motociclista che si immette in un circuito che non conosce: puoi avere delle curve improvvise e deve comunque essere in grado di affrontarle. Per questo ci vuole anche tanto coraggio, che nel caso del jazz deve essere unito anche alla conoscenza.

Secondo te cosa deve sapere un ascoltatore per sapere se sta ascoltando del buon jazz?
Dipende molto da chi lo suona e da quanta voglia ha di comunicare con il pubblico. Spesso capita di assistere a molti concerti di artisti tecnicamente preparatissimi, ma che salgono sul palco e fanno la loro storia senza preoccuparsi di essere capiti dal pubblico. Questo è il primo passaggio.

Poi c'è l'ascolto. Può capitare di assistere a un concerto da neofita del jazz, magari potenzialmente difficile, ma se i musicisti hanno il giusto trasporto in quel momento e decidono di mettersi in comunicazione con il pubblico qualcosa ti arriverà.

Da dove bisogna partire per avvicinarsi al jazz?
Sicuramente per qualcuno che non ha mai ascoltato il jazz, bisogna partire dalle origini: dixieland, sicuramente uno dei generi più orecchiabili, per le sue forme armoniche più semplice. Da lì il passaggio al be-bop, all'hard-bop, al mainstream e al jazz moderno è velocissimo, perché se ci si appassiona poi viene la curiosità di ascoltare altro.

Qual è il tuo brano preferito?
Tra gli standard jazz quello a cui sono più legato è Body and Soul, forse per quello che rappresenta, corpo e anima. È una cosa molto presente anche nell'improvvisazione.

Foto di apertura ©Giampaolo Vasselli

Chi è Fabrizio Bosso

Fabrizio Bosso è un trombettista italiano, diplomato a 15 anni al conservatorio Giuseppe Verdi di Torino. Fin dall’inizio della sua carriera Fabrizio può vantare collaborazioni importanti come, fra i tanti, Gianni Basso, Enrico Pieranunzi, Rosario Giuliani, Charlie Haden, Carla Bley. Incide numerosi dischi che lo portano fianco a fianco con giganti del jazz, come Javier Girotto, Dianne Reeves e Segio Cammariere, con cui salirà sul palco del Festival di Sanremo. Ripeterà l'esperienza anche con Simona Molinari, Raphael Gualazzi e Nina Zilli. A Maggio 2016, sull’onda dell’incontro in occasione di Tandem e poi del progetto live Canzoni, esce il disco con Julian Oliver Mazzariello e Fabio Concato, Non Smetto Di Ascoltarti, pubblicato da Warner Music.

Abbiamo intervistato Fabrizio Bosso in occasione del festival Verso Sud 2018, dove si è esibito con Julian Oliver Mazzariello.

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