Elena Ferrante, Liberato e Banksy: l’autrice di “Un’amica geniale” e la rivincita degli anonimi

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Il successo di Elena Ferrante, di Banksy, di Liberato e la vittoria dell'arte sull'apparenza. 

Curioso constatare come, in un’epoca pervasa dal culto dell'identità, salgano sempre più spesso alla ribalta personaggi che, un' identità, non ce l'hanno.

Come Banksy, come Liberato. Come Elena Ferrante.

Nascondersi è (ed è stato) il paradossale piacere di molti artisti nel mondo. Forse per proteggersi da una popolarità troppo invadente. Forse per il desiderio di essere giudicati unicamente per la propria arte. O banalmente perché, diciamocelo, esprimersi in libertà è decisamente più semplice se non devi “metterci la faccia”.

Una volta non ti importava che faccia avessero i tuoi idoli. Non avevano un sito web, una pagina Facebook o un account Instagram da stalkerare ogni tanto. Ti capitava di scorgerli dietro la copertina di un libro, su di un disco. Talvolta, per contattarli, provavi a mandargli lettere aperte sui giornali. Eppure ti andava bene lo stesso. Conoscevi le loro opere. Le amavi. Le consumavi. Le ammiravi. Le portavi con te. Questo ti bastava.

Oggi è proprio la mancanza di identità, l’alone di mistero che avvolge gli anonimi, a scatenare quella curiosità un po’ sciocca e un po’ malsana che caratterizza la nostra era. Più ci viene nascosto, più vogliamo sapere. Siamo tutti dei guardoni, in fondo. Un po' spiati, un po' spianti. E così capita che l'anonimato diventi alimento del successo (soprattutto se sorretto, come nei casi sopracitati, da solide basi artistiche).

E' un dato di fatto: conosciamo Banksy, Elena Ferrante e Liberato soprattutto attraverso le loro opere. Ed è un po' come tornare indietro nel tempo. Come una rivincita (bellissima) dell'arte sull'apparenza.

Chi è Elena Ferrante?

Di lei, la regina degli scrittori anonimi,  in effetti sappiamo già tutto. Tutto quello che sarebbe “sufficiente” sapere su uno scrittore. Tutto tranne il vero nome,  la forma del volto, il colore degli occhi o dei capelli, la collocazione fisica in un ambiente, in una città, in una famiglia particolare. 

Ne “La Frantumaglia” la scrittrice rivela molti dettagli della sua storia: ha passato la sua infanzia a Napoli, le sue muse sono Ortese e Morante, si sveglia molto presto la mattina, legge i quotidiani (noi ce la immaginiamo mente li sfoglia sorseggiando una tazzina di caffè con un bel cappello a tesa larga), legge e legge e poi scrive (e riscrive) fino a sera. Sembra una donna "complicata", guardinga, dai gusti precisi e dalle idee chiare.

Durante l’ideazione e la realizzazione de la serie tv ispirata a “L’amica geniale” per mantenere segreta la sua identità, ha comunicato unicamente via email, dando suggerimenti anche sul cast e sulla scelta del regista, Saverio Costanzo. Di lei quest’ultimo ha dichiarato: «All’inizio non è stato facile scrivere a un fantasma, però se mi dicessero che Elena Ferrante è di là e vuole conoscermi, risponderei no grazie. Mi basta la sua scrittura. Mi piace anche Philip Roth, ma non ho mai sentito il bisogno di incontrarlo. E poi questo mistero mi piace. È coraggioso che in un mondo così egoriferito lei difenda se stessa così».


 

Sono diverse le ipotesi, alcune più credibili, altre meno, sulla sua reale identità.  Noi speriamo però che si fermino allo stato embrionale di ipotesi. Vogliamo continuare a chiamare Elena Ferrante Elena Ferrante, perché è tutto ciò che lei ha deciso di essere. Perché, come dice lei (o lui): i libri non hanno bisogno del proprio autore per vivere, deve bastare la forza del racconto che contengono.

Chi è Banksy?

E' il writer più famoso del mondo. Il più irriverente. Il più provocatorio. Il più poetico. Il realismo dei suoi murales, i colpi di scena (come il quadro che si autodistrugge grazie a un meccanismo inserito nella cornice durante una vendita all'asta) hanno contribuito ad accrescerne la leggenda. Di lui non sappiamo nulla (o quasi). Pare che sia nato e cresciuto a Bristol, che oggi abbia all'incirca 43 anni, che abbia iniziato a disegnare graffiti all'età di 14. 

Foto: LaPresse

Banksy ci parla attraverso le sue opere apparse su strade, muri e ponti di tutto il mondo. La sua iconografia, che comprende dei soggetti fissi, come animali (scimmie, topi, vespe giganti), bambini, poliziotti e persino membri della famiglia reale, è perfettamente riconoscibile. Eppure estremamente versatile. Le sue  tematiche sono guerra, sfruttamento minorile, omologazione, inquinamento, maltrattamento degli animali, repressione poliziesca, politica...

  • Su un muro di Londra, nel 2002, ritrae la celebre "Balloon Girl", una bambina a cui sfugge un palloncino a forma di cuore. Poco distante la scritta "C'è sempre speranza".
  • Nel 2003 sulla parete di un edificio privato, a Gerusalemme, raffigura "il lanciatore di fiori" un giovane uomo che, con un fazzoletto a coprire il volto, è ritratto nell'atto di caricare, armato di un mazzo di fiori al posto di una motolov.
  • Nel 2005 entra nei quattro musei più famosi della Grande Mela e appende alle pareti quadri raffiguranti una donna dell'800 che indossa una maschera antigas. 
  • Nel 2006 si infiltra nel parco divertimenti di Disneyland dove piazza una bambola gonfiabile travestita da prigioniero di Guantanamo.
  • Nel 2005 realizza lungo il muro che divide Cisgiordania e Israele un totale di 9 opere raffiguranti bambini che tentano di aggirare la barriera in volo, aggrappati a palloncini, o di forarla con paletta e secchiello.

Chi è Liberato?

Lo chiamano "il Banksy della trap". O "l'Elena Ferrante del rap".

Un detenuto del carcere di Nisida, un attore della serie tv Gomorra. Le ipotesi sulla vera identità di Liberato, cantante napoletano senza volto, si sprecano. Nessuno lo ha mai visto in faccia, ai concerti canta con un cappuccio a celargli il viso, nei video appare solo di spalle.

Foto: LaPresse - Alessandro Pone

Per lui parlano i numeri: 

  • 20mila accorsi a "vederlo" per il suo primo concerto senza volto, a Napoli, il 9 maggio 2018.
  • milioni di visualizzazioni per i suoi video su YouTube (più di 15 milioni solo il primo, 9 maggio).

Liberato canta nella stessa lingua della sirena Partenope, al ritmo di una melodia che mixa perfettamente scuola neomelodica e sound hip hop. Impossibile resistergli. I suoi pezzi piacciono a tutti: dalle ragazzine dei quartieri ai radical chic. Sullo sfondo sempre Napoli (e dintorni). Napoli che fa da cornice a tormentate storie d'amore. Napoli dal punto di vista di una ragazzina in scooter. La Napoli delle canne sugli scogli, delle piazze con i lavori in corso.

La sua identità non la conosce nessuno. Le sue canzoni le conoscono tutti. E basta così. Perché l'anonimato, come dicono i napoletani "è una questione di fede".

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