Samantha Cristoforetti: «Sognando … la Luna»

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“Tra 10 anni, forse, torniamo sulla Luna”. Intervista a Samantha Cristoforetti, prima astronauta donna italiana a volare in orbita con record di permanenza: 199 giorni, 16 ore e 42 minuti. Tra cieli stellati, viaggi indimenticabili (spaziali e terrestri) e numeri molto molto speciali.

È onesta, Samantha.

Composta, equilibrata, sceglie con cura ogni parola. Raramente si lascia andare a risposte “avventate” se non ha la certezza che siano per lei quelle giuste.

Lo ha fatto nel 2008, quando ha risposto alle domande del famoso questionario del bando Esa, l'Agenzia Spaziale Europea, che l'ha portata a realizzare il suo sogno di diventare astronauta risultando tra le migliori 6 su 8500 candidature. Samantha Cristoforetti ci ha lavorato per mesi, limando ogni singola frase.

Lo fa quando risponde alle mie, di domande. Così, quando le chiedo se ha un'immagine preferita del suo viaggio nello spazio, risponde: “Non saprei quale... Secondo me si possono comparare solo le cose che sono quantificabili con la stessa unità di misura”.

E come darle torto, del resto. Provateci voi a scegliere tra un'alba, un tramonto, un'aurora boreale o un crepuscolo astrale, soprattutto se avete il privilegio di guardare da una “finestra” con vista sullo spazio ...

C'è chi voleva fare il cantante, chi l'archeologo, chi la ballerina... Tutti da bambini abbiamo avuto un lavoro dei sogni. Per la maggior parte di noi la crescita è coincisa con il "disincanto". Per lei non è stato così. Perché da bambina sognava di fare l'astronauta e perché ha continuato a custodire questo sogno nel cassetto una volta diventata "grande"?
«Sono cresciuta in un paesino di montagna, dove le stelle erano una presenza forte, di notte. Ero una bambina molto curiosa e leggevo tantissimi libri di avventura e di fantascienza. Mi sono letta tutti i Salgari, tutti i Jule Verne, tutti i Corsari Neri e i Sandokan della biblioteca. La mia più grande passione televisiva era la serie tv Star Trek. Il sogno di fare l'astronauta è nato quindi un po' da una predisposizione di carattere, un po' da una combinazione di stimoli. E sarebbe anche potuta finire lì se non che, poi, crescendo, ho maturato delle passioni che mi hanno mantenuta nella stessa direzione: la scienza, la tecnologia, il volo... tutte cose che gravitavano attorno al mondo dello spazio. Piccoli tasselli su di una strada che mi ha portata a poter realizzare il mio sogno di bambina».

Come concepisce il suo lavoro attuale: più come un semplice lavoro o più come ... una "missione"?
«Quello dell'astronauta non è un mestiere che fai perché devi guadagnarti da vivere (o, almeno, quello è l'effetto collaterale) ma lo fai soprattutto per vocazione. È uno di quei lavori che diventano la tua vita» .

Se, facendo una ipotesi fantascientifica, prima di iniziare il suo percorso come astronauta le avessero premesso che avrebbe potuto affrontare viaggi di una durata indefinita nello spazio, prima di fare ritorno, avrebbe accettato ugualmente?
«Sì, avrei detto sì senza esitazione perché era il grande sogno della mia vita. Certo, non credo che avrei accettato una missione suicida. Ma una missione con un margine di rischio superiore alla media sì» .

Perché secondo lei dovremmo continuare ad andare nello spazio?
«Io sono una di quelle persone che lo ritiene una sorta di obiettivo ideale dell'umanità, per me è un'avventura collettiva, un viaggio collettivo. Non per niente è talmente importante che si raggiunge in collaborazione internazionale, mettendo assieme le risorse dei vari Paesi. Uno di quegli obiettivi “alti” che poi a cascata mobilitano un sacco di risorse positive».

Cosa le manca di più della vita lassù?
«L'assenza di peso, quel senso di leggerezza, la possibilità di abitare lo spazio nelle 3 dimensioni. Fluttuare nell’aria. Un po' come essere al Luna Park tutti i giorni. E poi a me piaceva molto anche il lavoro, il fatto che avesse una dimensione manuale, artigianale. E infine la vista. Impressionante».

Un'immagine, una suggestione visiva che le è rimasta impressa nella mente …
«Non saprei … non sono una che seleziona immagini. Non ho un'immagine preferita così come non ho un libro preferito o un film preferito. È una scelta che in generale, per mio carattere, non faccio. Forse perché sono troppo razionale o troppo tecnica, ma secondo me si possono comparare solo le cose che sono quantificabili con la stessa unità di misura. Quindi è molto difficile scegliere qualcosa di particolare su esperienze così complesse che hanno una componente emotiva, suggestiva, che può variare, che dipende anche dai momenti... Oggi potrei darle una risposta, domani un'altra. Magari ad altri riesce facile scegliere. A me no».

Mi sembra molto onesto, da parte sua ...
«Onesta? È una delle poche cose che mi riesce bene (scoppia in una risata)».

Le immagini della Terra vista da una prospettiva extraterrestre sono meravigliose ... Cosa mi dice invece dei ricordi legati agli altri sensi in base alla sua esperienza nello spazio? (Odori, suoni ...).
«L'olfatto è la cosa più peculiare. L'odore che c'è a bordo, quello che ti ricordi di più, che ti rimane impresso nelle narici, è quello che senti quando per esempio arriva un veicolo cargo di rifornimento o una navicella che porta un altro pezzo di equipaggio. Lo stesso odore che si sente quando qualcuno torna da una passeggiata spaziale e porta dentro del materiale che è stato esposto allo spazio per un certo tempo. Un odore che è un po' misto di bruciato e marcio, che si disperde dopo pochi minuti».

Di recente il miliardario giapponese Yusaku Maezawa ha acquistato dalla SpaceX di Elon Musk il primo biglietto turistico per la Luna. Cosa ne pensa del turismo spaziale, che per adesso è un privilegio per pochi, ma in futuro ... chissà...?
«Il turismo spaziale genera attenzione, amplia il numero di persone che possono avere accesso allo spazio, quindi certamente ha delle potenzialità positive. Certo, come per ogni cosa umana, quando succederà potrà avere delle conseguenze positive così come degli aspetti negativi ...» .

Proprio la Luna sembra essere la prospettiva attuale delle agenzie spaziali europee. È corretto?
«Sì. In questo momento c'è una grande attenzione verso la Luna come prossima grande sfida. Prima ci concentremo sullo spazio attorno alla Luna, la prima cosa che faremo è costruire una stazione orbitante attorno a quest'ultima, la Lunar orbital platform-gateway, progetto a cui sto lavorando ora. Poi partiranno missioni sulla superficie, prima robotiche, poi umane. Anche se per queste ultime ci vorrà un po' di tempo, forse 10 anni. Non ci sono più le risorse economiche e la forte disponibilità politica che c'erano all'epoca della corsa allo spazio degli anni '60-'70. Adesso l'approccio è decisamente low cost» .

E che mi dice di Marte?
«Marte rimane la destinazione finale per tutti come pianeta che mette a disposizione più risorse. Quindi in un futuro molto lontano, la presenza umana è molto più ragionevole pensarla su Marte che sulla Luna» .

A quali domande può rispondere la Luna?
«Da un punto scientifico interessa soprattutto ai geologi perché è una sorta di “capsula del tempo”: la Luna si è formata quasi certamente da un impatto che ha staccato un po' di materiale dalla Terra, poi in questo corpo celeste l'evoluzione si è congelata. Osservandola, quindi, si può tornare indietro nel tempo, vedere come era la Terra molto tempo fa».

Come passava il tempo libero nello spazio?
«Sono stata molto presa dalla fotografia. Ho scattato tantissime foto, girato video …».

I libri che ha voluto portare con sé in missione e che per lei hanno un significato speciale.
«Palomar di Calvino, Pilota di guerra di Antoine de Saint-Exupéry, un libro che per me è un po' un riferimento. E poi la Guida Galattica per autostoppisti di Douglas Adams, il libro cult di fantascienza umoristica legato alla mia missione, la numero 42. (Per una curiosa coincidenza il 42 nell'universo di Adams è un numero speciale, rappresenta “la Risposta alla Domanda fondamentale sulla Vita, l’Universo e tutto quanto”. Così, dato che ogni equipaggio della Stazione spaziale internazionale, prima di partire, crea un poster spiritoso, la Cristoforetti ha proposto come tema dell'Expedition 42 la Guida galattica per autostoppisti, film ispirato all’omonimo libro, n.d.r.)».

Il poster della Expedition 42 . Credit: NASA

Torniamo sulla Terra. C'è una differenza tra come guardava le stelle dallo spazio e come le guarda adesso dalla Terra? 
«Dallo spazio hai una “presenza” del cielo stellato un po' diversa, nel senso che sulla stazione spaziale è un continuo alternarsi di notte e giorno, quindi è come se questo apparire delle stelle sia a ciclo continuo durante la giornata. Ogni ora e mezza assisti a un'alba e a un tramonto. E poi … non ci sono mai nuvole da lassù ... e se spegni le luci interne della cabina sei completamente al buio e hai una vista del cielo stellato così come sulla Terra hai solo in circostanze eccezionali. Le stelle nello spazio erano per me una presenza continua, vicina e familiare. Cosa che non sono ora sulla Terra. Adesso mi rendo conto di “essere tornata tra gli umani”. Magari il cielo non lo guardo proprio, cioè, non fa più parte della mia routine quotidiana mettermi alla finestra e guardare le stelle».

Un posto sulla Terra dove ha visto le stelle belle (quasi) come nello spazio.
«Le racconto una cosa. Poco prima di atterrare, di ritorno dallo spazio, la Namibia è stata l'ultimo pezzo di terra che ho coscientemente riconosciuto. Poi, per una coincidenza del tutto fortuita (avevamo pianificato tutt'altro, poi questo “tutt'altro” non si è potuto fare), la mia prima vacanza dopo la missione - e in verità anche l'ultima vacanza lunga che ho fatto (ride) - è stata proprio lì. Ecco … uno dei cieli stellati più belli sulla Terra l'ho visto in Namibia» .

Come si vede tra 10 anni...? … Avrei voluto chiederle... ma il mio tempo è scaduto. Io @AstroSamantha tra un decennio me la immagino con una spolverata di pepe in più tra i capelli, felice come ha dichiarato di essere ora e con la stessa voglia di avventura. La medesima che aveva da bambina quando, cresciuta in montagna, guardava le stelle. Sognando … la Luna.

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