Giocatori Anonimi, la storia di Fabrizio

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Una vita scandita dalla ricerca ossessiva del denaro, il gioco come fuga dalla realtà e surrogato per quelle emozioni che non si sa di poter provare: caduta e ascesa di un uomo tornato a vivere grazie all'associazione Giocatori Anonimi.

Immaginate di svegliarvi ogni giorno con un pensiero fisso in testa e di non poter far altro se non assecondare quel tormento. Per Fabrizio (nome di fantasia), 56enne di Roma, l'ossessione era il gioco e la ricerca perpetua del denaro per soddisfare quello che era diventato un bisogno senza soluzione di continuità. “Una fuga dalla realtà”, un modo per isolarsi dai problemi e per riempire un vuoto: quello delle emozioni che il gioco gli aveva sottratto, rubando il tempo necessario per provarle e coltivarle.

Fabrizio ne è uscito grazie a Giocatori Anonimi, un’associazione internazionale di auto e mutuo aiuto, nata da una costola degli Alcolisti Anonimi, per il recupero di persone affette da ludopatia.

Ludopatia: la storia di Fabrizio

Ho cominciato a giocare alle prime slot machine nelle bische clandestine quando avevo 14 anni. Lo facevo per divertimento, giocandomi la paghetta. Poi ho iniziato a chiedere soldi agli altri e lì sono iniziati i problemi. Per rifarmi delle perdite, giocavo in maniera continuativa”, racconta Fabrizio.

Per trent'anni ha coltivato religiosamente la sua grande passione: le corse dei cavalli. “Ma nell'ultimo periodo avevo iniziato a giocare a qualsiasi cosa: slot machine, scommesse sportive... Poi ho capito che giocavo per inerzia”.

Nel 2002 avviene il primo incontro con Giocatori Anonimi, suggeritogli dalla moglie. “Ricordo che durante la prima riunione provai un certo disagio: non mi riconoscevo come le persone che erano lì, in quella stanzetta della parrocchia, dedicata al catechismo per i bambini. Mi sentivo diverso dagli altri, sentivo di non avere un problema, non sentivo gli altri uguali a me”.

Fabrizio smette di giocare ma non cambia come persona. Infatti dopo un anno, dopo aver ritrovato l'equilibrio relazionale e professionale, ha assecondato un pensiero pericoloso: “Cosa mi costerà giocare dieci euro?” Quel giorno ne vinse tremila e il calvario è ricominciato.

“Ho dato fondo a tutto, le mie conoscenze, le disponibilità economiche altrui”

La nausea è arrivata quando ha iniziato a compiere quelli che definisce “atti non adatti a un essere umano”: rubare i soldi in casa di mio padre o mettere nei guai mia moglie.

giocatori anonimi

Foto: welcomia © 123RF.com

“L'episodio che ha fatto scattare la voglia di uscirne è stato un abbraccio amorevole di mio padre. Persona burbera, maltrattata da me economicamente per molti anni, defraudata ancora, mi abbracciava, dimostrando che meritavo il conforto e che l'unica cosa che poteva darmi era l'amore di un padre – ricorda Fabrizio –. Se lui ama così tanto me, perché io non possono iniziare ad amarmi?", si è chiesto.

Il 21 ottobre 2009 Fabrizio è tornato nella stanza della parrocchia dove si riuniva il gruppo di Giocatori Anonimi. “Avevo toccato il mio fondo e ho deciso di cambiare, che non significa solo smettere di giocare, ma iniziare un percorso interiore dentro me stesso, dentro questa associazione, per rimuovere i miei difetti e cambiare atteggiamento nei confronti degli altri”, spiega.

Il ritorno nella stanza è stato molto diverso. “Sono entrato arrendendomi – ricorda Fabrizio – la prima volta non avevo accettato di essere una persona malata, non mi ero arreso davanti a qualcosa che è più più grande di me, il gioco d'azzardo".

"La prima volta ho sentito ciò che gli altri dicevano, la seconda ho ascoltato”

Il cammino all'interno di Giocatori Anonimi è molto più duro rispetto a tanti altri gruppi. I punti dei Dodici Passi vengono sviluppati per iscritto, per offrire maggiore consapevolezza alla persona e permettere di andare a fondo alle azioni commesse e alla conversione.

Ora Fabrizio è felice di aprire gli occhi la mattina. “Sono felice di convivere con l'effettivo valore del denaro: se ce l'ho, non ho la tentazione di giocare; se non ce l'ho, non è un problema. Mi sento più umile rispetto a prima. Cerco di ridare indietro quello che l'associazione ha dato a me. Non una nuova vita, ma forse una prima vita perché avendo iniziato così presto a giocare che mi sono privato di tante emozioni come i primi amori, che nell'adolescenza non ho provato”.

A chi vuole uscirne, ma non sa come fare, Fabrizio dice: “Tutto dipende da ogni essere umano: se uno ha un problema, deve riconoscerlo. Deve prestarsi ad accettare l'aiuto che Giocatori Anonimi può dare. Se io entro in una stanza piena di persone e non sono disposto a farmi aiutare, quella stanza è vuota. Giocatori tende una mano, ma l'altro deve essere disposto a prenderla. Io non ce l'ho fatta, fino a che non mi sono arreso”. 

Foto apertura: gstockstudio © 123RF.com

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