Aiuti, l'AIDS e l'intervista a "la ragazza del bacio", Rosaria Iardino

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Nel 1991 Fernando Aiuti e Rosaria Iardino furono i protagonisti della celebre foto in cui il medico baciava la giovane sieropositiva. Oggi quella ragazza racconta l'uomo, l'amico, l'attivista e dice: “la sua eredità è in questa intervista” .

Era il 1991. Il 24 novembre moriva Freddie Mercury, la prima star vittima dell'AIDS. Nello stesso anno, in occasione di un congresso a Cagliari in cui si discuteva delle cause di contagio della patologia, il dottor Fernando Aiuti baciò sulla bocca Rosaria Iardino, una sua paziente sieropositiva di 25 anni. L'obiettivo: dimostrare che il virus non poteva essere trasmesso per via orale.

L'immunologo protagonista della storia immagine è morto a Roma all'età di 83 anni, mentre era ricoverato al Gemelli. Rosaria Iardino, che oggi di anni ne ha 53, ricorda il medico, l'amico e l'attivista, tornando ad accendere i riflettori sulla necessità di comunicazione su HIV e AIDS attraverso campagne di prevenzione.

Dopo la campagna anti-Aids degli anni Novanta, quella col famoso alone viola attorno alle persone, di HIV, AIDS e contagio si parla molto poco a livello mediatico. Chi è andato a scuola in quegli anni non solo ricorderà i lunghi temi dedicati alla fenomenologia di quella che i giornali definirono “la peste del Ventesimo secolo”, ma avrà ben scolpita in mente anche la foto di Aiuti che bacia Iardino.

Intanto i numeri di persone che si scoprono sieropositive sono tornati a salire. Se è vero che di HIV oggi si può non morire grazie ai trattamenti farmacologici, come sostiene a gran voce il presidente Lila Massimo Oldrini, i morti di AIDS sono tornati in corsia.

Si muore non perché non ci siano trattamenti, ma perché la gente arriva in ospedale con la malattia già conclamata – spiega Iardino –. Da questo parte la necessità di campagne che invitino a fare il test. Negli anni Novanta poteva non esserci una risposta farmacologica, mentre oggi abbiamo farmaci eccellenti, una presa in cura eccellente, ma il meccanismo si mette in modo quando si è consapevoli di avere la malattia. Oltre alle campagne di informazione e prevenzione, di invito al test, qualora la risposta sia negativa, bisogna offrire gli strumenti per prevenire il contagio”.

“Invece sembra che convenga molto di più, per inerzia istituzionale, prendere in carico i malati invece di fare prevenzione. Bisogna fare in modo che meno gente possibile si infetti”.

Al momento di campagne di sensibilizzazione sulla prevenzione e informazione su HIV e AIDS non c'è nemmeno l'ombra, ma all'epoca il bacio tra Aiuti e Iardino nacque prima di tutto come una risposta alle fake news diffuse sui giornali. I titoloni sulla “Peste nera del Ventesimo secolo” non fecero altro che peggiorare lo stigma sociale.

Il titolo più fastidioso di quell'anno fu de Il Mattino, che affermava che l'AIDS si trasmetteva con la saliva, il più grande atto anti-scientifico del tempo. La reazione di quelli che avevano paura veniva confermata dal giornale. Da lì è nata l'idea del bacio con Aiuti”, ricorda Iardino.

All'epoca Fernando Aiuti non era uno sconosciuto, ma già da allora pubblicavamo evidenze scientifiche che contrastavano le dicerie stampate dai giornali”, ma con scarso appeal per l'opinione pubblica. Ma Aiuti e Iardino hanno continuato a lavorare, a lottare per il diritto di tutti i malati di AIDS di avere accesso a un protocollo di cure che restituisse loro dignità.

Fernando Aiuti era prima di tutto un grande uomo con un carattere terribile, ma molto divertente. Era una persona molto capace scientificamente, un ottimo comunicatore, un padre e un marito figo, con le sue parti ruvide”. Oggi si parla tanto di lotta all'anti-scientificità: “lui aveva iniziato a combatterla negli anni Novanta”, sottolinea Iardino.

Uno dei tratti più duri di Aiuti sembra esser stato proprio questo: la lotta per i suoi malati. “Ricordo ancora una commissione ministeriale. Eravamo davanti a qualche scienziatone ancora in vita che, davanti ai nuovi trattamenti internazionali in sperimentazione, propose di darli solo a chi stava meglio in modo da monitorare i risultati. Quelli che stavano peggio non avrebbero avuto niente. Ricordo che uscimmo e decidemmo di metterci di traverso rispetto a questa decisione: riuscimmo a portare a casa la possibilità di assegnare i farmaci a chi stava peggio. Di quelle 1.000 persone a cui furono dati, solo 10 morirono”, ricorda Iardino.

Le battaglie vere sono meno visibili di quella foto, sono nascoste nelle camere. E noi eravamo disposti a fare qualsiasi cosa”, spiega l'attivista oggi presidente di The Bridge, fondazione che ha come obiettivo lo sviluppo di progetti di intervento in ambito sociale e sanitario, mettendo al centro le esigenze dei pazienti.

Di quelle battaglie ciò che resta è un'immensa eredità, fatta anche di cose piccole, come questa intervista. Secondo Iardino la morte di Fernando Aiuti avrà un grande effetto: “rimettere al centro un tema completamente dimenticato dalla politica. Al di là dei numeri ci sono ragazzini di 16 anni che si stanno infettando, una ripresa della diffusione del virus tra gli omosessuali”. Tornare a parlare di HIV, AIDS e prevenzione è ormai un imperativo. 

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